Una Sardegna a colori al Man di Nuoro
La mostra fotografica sarà visitabile fino a marzo 2026. Un percorso per immagini per ripercorrere gli ultimi anni del Novecento dell’isola
La forza della fotografia sta nella sua capacità di catturare un istante e fissarlo nel tempo, trasformandolo in qualcosa che dura per sempre. È ciò che si prova osservando le immagini della mostra Franco Pinna. Sardegna a colori al MAN di Nuoro. Un viaggio espositivo che rientra in questo lungo excursus sul linguaggio fotografico e sul suo legame con la Sardegna, da sempre un’isola che è stata fonte di ispirazione per generazioni di artisti. La mostra vuole rendere omaggio al fotografo maddalenino a cent’anni essatti dalla sua nascita. «Un maestro della fotografia italiana del Novecento che riporta alla luce un corpus a lungo dimenticato, restituendo una dimensione nuova e sorprendente del suo sguardo: quella del colore», scrivono gli organizzatori.
Il percorso espositivo, articolato in circa ottanta opere tra materiali d’archivio e stampe fotografiche a colori — molte delle quali raramente presentate al pubblico —, invita a esplorare l’intera carriera di Pinna sotto ogni aspetto, offrendo nuove chiavi di lettura del suo lavoro. Le immagini selezionate, risultato di un accurato processo di recupero e restauro digitale delle cromie originarie, dialogano con fotografie dello stesso soggetto in bianco e nero, oltre che con diapositive e strumenti di lavoro provenienti dall’Archivio Franco Pinna. Elementi che testimoniano la complessità e il rigore del suo metodo nel documentare tutto ciò che lo circonda. Da non perdere, inoltre, una selezione di pubblicazioni storiche, tra cui Vie Nuove, Noi Donne, L’Espresso e Panorama, che chiarisce le motivazioni della sua scelta del colore pensata per le riviste dell’epoca e per le loro pagine patinate. Una decisione più orientate all’attualità piuttosto e non alla dimensione storica del tradizionale bianco e nero.
Il viaggio comincia con Orgosolo 1953, prima campagna fotografica a colori realizzata da Pinna in Sardegna, per poi proseguire con Canne al vento (1958), Argia a Tonara (1960) e delle immagini sul banditismo e le proteste dei pastori del 1967. Le sequenze, organizzate come una narrazione distesa nel tempo, restituiscono lo sviluppo di un linguaggio espressivo che nel colore trova « una dimensione autonoma e poetica, capace di cogliere la materia viva della Sardegna arcaica e modernissima insieme».
A emergere, concludono gli organizzatori, «è la tensione tra documento e rito, che percorre tutta la sua opera: un modo di attraversare la realtà che, come scriveva Federico Fellini nel 1976, rivela in Pinna “una lentezza da ierofante”, sospesa tra lo sguardo dello scienziato e quello del sacerdote».
Riccardo Lo Re
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