Robert Redford e il suo amore per l’artigianato italiano
La sua storia si intreccia con quella di Borsalino, con il quale si instaurò un legame che andò oltre il cinema d’autore
Il cappello era sinonimo di moda. Era a necessità assoluta, non si poteva pensare di uscire senza il cappello. Così afferma Piero Tosi, noto costumista italiano apparso per l’occasione nel documentario Borsalino City, dedicato al celebre marchio del Made in Italy. Non solo. In questo film è presente anche uno dei divi di Hollywood, Robert Redford, scomparso recentemente all’età di 89 anni. La sua storia si intreccia con un pezzo di memoria di questo storico brand. Un legame, quello tra Redford e Borsalino, che ha scritto pagine indelebili della storia del cinema pensando a film cult come Il Grande Gatsby, diretto da Jack Clayton nel 1974.
Il racconto comincia in verità qualche anno prima. Nel 1963, un giovane attore di Broadway etnra negli uffici di Borsalino a New York con una richiesta precisa: «Ho visto 8½ di Federico Fellini. Vorrei un cappello come quello che Mastroianni indossa nel film». La richiesta, in verità, non si poteva esaudire per una ragione molto semplice: il modello con tesa media speciale era stato realizzato esclusivamente per Fellini, che si definiva un alter-ego dei personaggi interpretati da Mastroianni nei suoi film. Il celebre cappello abitualmente indossato dal Maestro era un fedora in feltro rasato nero con nastro in grosgrain, caratterizzato da una tesa medio-larga e da una fodera in satin e un marocchino in pelle nera. Robert Redfort non si è arreso. Non poteva essere altrimenti considerando i ruoli ricoperti in questi lunghi anni.
Nell’inverno del 1964, durante le riprese di un film in Europa, si è presentato direttamente alla manifattura di Alessandria dichiarando «Buonasera, mi chiamo Robert Redford e voglio un cappello come quello di Mastroianni». Da quel momento è iniziata una storia di straordinaria amicizia e ammirazione tra l’attore americano e i cappelli realizzati nella manifattura alessandrina.
Qualche anno dopo, con una carriera ormai avviata, Redford ha scritto a Vittorio Vaccarino, erede della famiglia Borsalino: «Dear Vittorio, you may remember me… my name is Robert Redford». Nella lettera chiedeva ancora quel cappello visto indossare da Marcello Mastroianni in 8½. Una testimonianza unica che conferma il legame speciale tra l’attore, due volte premio Oscar uno nel 1981 per Gente Comune (alla regia) e alla carriera nel 2002 – e la storica Maison italiana.
Riccardo Lo Re
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