Nobu Matsuhisa. Dal Giappone al mondo: la cucina come viaggio e destino
Il noto chef Nobu Matsuhisa ha accompagnato con i suoi piatti prelibati la serata più attesa di Hollywood: i Golden Globes
La stagione dei premi a Hollywood racconta molto del nostro tempo: non solo cinema, ma rituali, codici, estetiche e soprattutto tavole. Ai Golden Globe del gennaio 2026, prima ancora che i vincitori venissero annunciati, si parlava già di un altro protagonista della serata: Nobu Matsuhisa. Non come ospite, ma come padrone di casa invisibile, artefice del menu che avrebbe accompagnato attori, registi e produttori nel momento più mondano della stagione. Nigiri, yellowtail jalapeño, lobster salad con dressing piccante e il celebre black cod al miso: una grammatica del piacere che è diventata iconografia globale.
È curioso come alcune geografie del gusto attraversino luoghi così diversi senza forzarli: Los Angeles, Tokyo, Dubai, New York. E poi l’estate in Costa Smeralda®. In tutte queste mappe si ritrova un’idea simile di convivialità contemporanea: non più la cucina come pura esecuzione, ma come modo di stare nel mondo. È qui che si colloca Nobu Matsuhisa, chef che ha reso il sushi una lingua internazionale senza mai smettere di raccontarlo come gesto semplice.
Ci sono figure che cambiano la cucina senza mai dichiarare di volerla cambiare. Nobu Matsuhisa appartiene a questa categoria: chef silenzioso, ospite impeccabile, uomo che ha trasformato una vita in un percorso geografico e culturale, più che professionale. La sua cucina non nasce da un manifesto teorico, ma da una serie di spostamenti, incontri, perdite e reinvenzioni; dalla tensione tra tradizione e necessità, nostalgia e adattamento.
“I didn’t set out to create ‘fusion’. I was just trying to survive in a place where Japanese ingredients didn’t exist,” ha detto una volta, ricostruendo i suoi primi anni in Perù, dove arrivò a ventiquattro anni, attirato dall’idea di aprire un ristorante giapponese in un paese che dell’Asia non aveva quasi nulla.
“Cooking is memory, e ogni cultura porta le sue,” ha raccontato in un’altra intervista, ricordando la sua infanzia dopo la morte del padre, avvenuta quando aveva otto anni.
La traiettoria che segue è tutt’altro che lineare: Argentina, poi Alaska, dove un ristorante suo va in fumo pochi giorni dopo l’apertura. Per molti sarebbe stato il punto di rottura definitivo. Per Nobu fu una ferita che non si chiude mai del tutto. “For three days I just cried. Then I went back to work. If you stop, you disappear.”
È a Los Angeles che inizia la seconda vita dello chef. Nel 1987 apre il ristorante Matsuhisa a Beverly Hills, un locale destinato a diventare uno dei crocevia culturali della città. Frequentato da attori, produttori e registi, quel ristorante portava qualcosa di nuovo: una cucina giapponese che non intimidiva e non chiedeva reverenza, ma offriva piacere e sorpresa.
È lì che entra in scena Robert De Niro, che dopo mesi di frequentazioni gli propone di aprire a New York. Nobu rifiuta più volte. Ci vorranno quattro anni e un’ulteriore insistenza da parte dell’attore per convincerlo. Nel 1994 apre il primo Nobu a Tribeca.
Nel 2025 questo percorso diventa racconto cinematografico. Il docufilm “Nobu”, diretto da Matt Tyrnauer, entra nei luoghi chiusi dell’impero Matsuhisa, ma soprattutto nei vuoti e nelle ferite. “Every time I moved, I had to rebuild my identity. That became my style,” dice in una sequenza.
Oggi Nobu rappresenta uno dei rari casi in cui un brand gastronomico è diventato un brand del viaggio. “My restaurants are my home. When you visit, you are my guest.”
La Costa Smeralda® entra in questa geografia del gusto attraverso il Matsuhisa del Cala di Volpe, una delle destinazioni più iconiche del Mediterraneo contemporaneo.
In questo senso il Cala di Volpe non è soltanto uno dei ristoranti Nobu nel mondo: è un tassello della sua geografia personale, una mappa fatta di luoghi in cui il cibo si intreccia con il viaggio.
La presenza di Nobu in Costa Smeralda® racconta anche un altro fenomeno del nostro tempo: il fatto che il gusto non viaggia più solamente attraverso i piatti, ma attraverso le destinazioni.
Nel documentario “Nobu” c’è una frase che attraversa silenziosamente tutto il film: “Hospitality is how you welcome the world.”
Forse è questo il vero potere della cucina di Matsuhisa: la capacità di far coincidere luoghi lontani senza forzarne le differenze.
Riccardo Lo Re
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