La Sardegna torna a investire sul grande ciclismo internazionale: ecco il Giro di Sardegna
Come dichiarato dall’assessore al turismo della Regione Sardegna, Franco Cuccureddu si tratta di un investimento massiccio per portare qui i "top team" mondiali, garantendosi ore di diretta tv e una visibilità che vale più di
C’è voluto un decennio e mezzo di attesa, ma il digiuno sta per finire. La Sardegna ha deciso di riprendersi il suo posto nella geografia del grande ciclismo internazionale, rispolverando un marchio storico che sembrava finito in soffitta. Nel 2026 torna il Giro di Sardegna: non una semplice rievocazione nostalgica, ma un progetto di rilancio turistico e sportivo che mira a portare i riflettori del mondo sull’Isola proprio alle porte della primavera. La scommessa della Regione e della Lega Ciclismo Professionistico è chiara: usare la bicicletta come grimaldello per scardinare il concetto di turismo solo estivo. Le date scelte non sono casuali: fine febbraio (dal 25 al 1° marzo) è il momento in cui l’Europa è ancora al freddo e la Sardegna può mostrare paesaggi già in fiore, invogliando i turisti a prenotare le vacanze pasquali o estive. Come ha lasciato intendere l’assessore al Turismo Franco Cuccureddu, si tratta di un investimento massiccio per portare qui i “top team” mondiali, garantendosi ore di diretta tv e una visibilità che vale più di mille spot pubblicitari. Scorrere l’albo d’oro di questa corsa fa tremare i polsi: da Eddy Merckx a Jacques Anquetil, fino alle volate di Peter Sagan. Per essere all’altezza di questo passato ingombrante, la macchina organizzativa si è affidata a mani esperte: la parte tecnica sarà gestita dal GS Emilia, una garanzia nel circuito professionistico, che dovrà disegnare cinque tappe capaci di esaltare sia i passisti che gli scalatori. Ma l’obiettivo della Presidente Alessandra Todde va oltre l’agonismo: l’idea è quella di un “modello di crescita sostenibile”.
Il ciclismo, sport che vive sulle strade e in mezzo alla gente, diventa il veicolo perfetto per raccontare una Sardegna diversa, fatta di cultura (con le Domus de Janas fresche di riconoscimento UNESCO) e di accoglienza, come sottolineato dall’assessora allo Sport Ilaria Portas. Che l’operazione sia sentita lo dimostra il parterre de rois schierato per il lancio a Cagliari. A tenere a battesimo la rinascita c’erano Fabio Aru, il “Cavaliere dei Quattro Mori” che ha fatto sognare l’isola in giallo e in rosa, e il “Diablo” Claudio Chiappucci, con la benedizione a distanza di mostri sacri come Moser e Bugno. Roberto Pella, numero uno della Lega Ciclismo, ha definito il ritorno della corsa “un segnale strategico”.
Di certo, per gli appassionati sardi, è la fine di un lungo inverno sportivo. Sotto il profilo strettamente tecnico, il posizionamento in calendario trasforma il Giro di Sardegna in un crocevia fondamentale per la stagione. Collocandosi poche settimane prima della Milano-Sanremo e dell’inizio della campagna del Nord, l’Isola offre il terreno di caccia ideale per i cacciatori di classiche. Le strade sarde, note per il loro asfalto “pesante” e rugoso, unite all’incognita costante del vento — il Maestrale potrebbe rivelarsi un giudice severo quanto una salita alpina — promettono di selezionare il gruppo in modo naturale. Non sarà una semplice gara di preparazione, ma un vero e proprio test di resistenza. I direttori sportivi delle squadre World Tour vedono nella morfologia sarda, con i suoi “mangia e bevi” costieri e le aspre salite dell’entroterra barbaricino, la palestra perfetta per affinare la gamba in vista dei monumenti di marzo e aprile.Tuttavia, il vero traguardo di questa operazione non è posto sotto lo striscione d’arrivo dell’ultima tappa, ma nelle statistiche economiche dei mesi successivi. L’Europa del nord — Germania, Olanda e Belgio in testa — è un bacino immenso di appassionati che cercano climi miti per pedalare quando a casa loro le strade sono ghiacciate. Mostrare in mondovisione un gruppo compatto che sfreccia tra le scogliere del Sulcis o tra i graniti della Gallura, baciati da un sole primaverile, è un messaggio potente. La Regione punta a strutturare un’offerta permanente: hotel attrezzati per i ciclisti, noleggi di e-bike, percorsi segnalati e pacchetti enogastronomici. Il Giro diventa così la vetrina di lusso per un prodotto, la “Sardegna in bici”, che può vivere 12 mesi l’anno, portando ricchezza anche nelle zone interne spesso dimenticate dai flussi balneari di agosto. Infine, c’è l’aspetto emotivo e sociale. Il ritorno della grande carovana è un messaggio ai giovani sardi. Per anni, i talenti locali sono stati costretti a emigrare giovanissimi per cercare fortuna nelle squadre del “continente”. Vedere i campioni sfrecciare sulle strade di casa, magari passando davanti alle scuole o nelle piazze dei piccoli paesi, può riaccendere la scintilla in una nuova generazione di atleti. Fabio Aru, oggi in veste di ambasciatore, rappresenta proprio questo ponte tra il passato glorioso e un futuro tutto da scrivere. La sua presenza ricorda che, anche partendo da un’isola in mezzo al Mediterraneo, si possono scalare le vette del mondo. Il Giro di Sardegna 2026 non è dunque solo una gara: è la promessa che la Sardegna non vuole più restare a guardare, ma intende scattare in testa al gruppo.
Davide Mosca
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