Geografie dell’Invisibile, la mostra imperdibile di Daniela Spoto
Trenta opere, realizzate con tecniche miste su carta, raccontano un mondo fiabesco creato dell’artista nuorese
Si terrà giovedì 5 febbraio alle 18 l’avvio di una stagione imperdibile all’interno della Galleria Siotto. Le danze saranno aperte con l’inaugurazione di una mostra speciale: “Geografie dell’Invisibile” di Daniela Spoto. Un’occasione per vedere da vicino il talento e la bravura di un’artista locale che espande i suoi orizzonti grazie all’arte. «È un viaggio che inizia dove finisce il visibile per evidenziare l’ordine segreto della natura e del cosmo, la bellezza della fragilità e gli strumenti che guidano memoria e inconscio», afferma la curatrice Roberta Vanali.
L’esposizione, che ha il contributo della direzione generale biblioteche e istituti culturali del ministero della cultura, dell’assessorato alla pubblica istruzione della Regione Autonoma della Sardegna, del servizio cultura del Comune di Cagliari e della Fondazione di Sardegna, resterà aperta sino al 22 febbraio.
I visitatori avranno l’opportunità di ammirare trenta opere realizzate con tecniche miste su carta dall’artista. Un percorso espositivo che mostra con estrema attenzione l’universo fiabesco dell’artista nuorese immerso in una natura primordiale e maestosa, popolata da creature mitiche e selvagge. «Il percorso della mostra di Daniela Spoto non ha punti di riferimento fissi, non segue uno schema o un ordine cronologico bensì ogni opera è un’isola, un territorio che aspetta d’essere abitato dal nostro sguardo», prosegue Vanali. Il tema della sua ricerca poetica, racconta la curatrice, è «il concetto di panismo confacente a descrivere la fusione tra essere umano e natura». Vanali ricorda inoltre che queste linee sinuose che collegano il corpo all’ambiente «rievocano stilemi che dall’Apollo e Dafne del Bernini giungono alle rappresentazioni paniche più estreme di Jan Fabre passando per la natura surreale e pietrificata di Max Ernst. La contaminazione tra grafica e texture organiche, i contorni eleganti e le linee fluide evocano infine l’estetica dell’Art Nouveau e della Secessione Viennese».
Le ramificazioni e i fiori stilizzati emergono come elementi centrali, avvolgendo i soggetti a tal punto da integrarsi con l’anatomia e l’abbigliamento.
La metamorfosi e la fusione diventano strumenti per attraversare i confini tra umano, animale e vegetale, evocando una relazione simbiotica. «A tratti il regno vegetale prende il sopravvento invadendo violentemente i corpi, svelando quella sottile vena inquietante che attraversa le immagini – che non di rado si fa grottesca -, edulcorata solo dall’atmosfera fiabesca».
Questo dualismo «riflette la complessità dei legami umani e la connessione profonda con l’istinto animale o il lato selvaggio dell’anima», dichiara la curatrice. Daniela Spoto non usa la prospettiva accademica ma mostra dei piani sovrapposti che provocano un effetto decorativo simile a quello degli arazzi. «Il risultato – conclude – è quello di un’estetica che appare allo stesso tempo arcaica, per i richiami al folclore e al mito, ed estremamente contemporanea per l’uso del colore e della composizione grafica che evoca atmosfere sospese e atemporali suggerendo una narrazione archetipica legata a vita, morte e all’ambito del sacro».
Riccardo Lo Re
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