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Dialoghi nuragici, svelate le attività del 2026

Il programma è stato presentato nella sede della Fondazione di Sardegna. Si partirà dal 10 marzo

È stato svelato nella sede della Fondazione di Sardegna la nuova rassegna dal titolo Dialoghi nuragici. Un calendario, promosso dall’Associazione “La Sardegna verso l’Unesco”, che si articolerà dal 10 marzo al 15 giugno 2026 nelle principali località dell’isola. Per comprendere il rilievo di questo evento basterebbe citare dei numeri: Trentadue appuntamenti in tredici città dell’Isola, e il supporto di trentotto relatori e centodiciannove associazioni.

Il programma 2026 si articola tra Alghero, Cagliari, Carbonia, Nuoro, Olbia, Oristano, Quartu Sant’Elena, San Gavino Monreale, Sassari, Sanluri, Serramanna, Tempio Pausania e Tortolì. Un ciclo di incontri dedicato alla civiltà nuragica e ai suoi principali monumenti – come nuraghi, villaggi, tombe dei giganti e pozzi sacri – attualmente inseriti nella Tentative List dell’UNESCO nel percorso di candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale.

«Il patrimonio nuragico è l’unica risorsa davvero presente in tutti i comuni della Sardegna, dove è possibile trovare un monumento ogni 2 km quadrati – spiega Vargiu – senza dimenticare che le maggiori concentrazioni di monumenti sono proprio in quelle zone interne che soltanto costruendo nuove opportunità di sviluppo possiamo davvero proteggere dallo spopolamento. Noi giriamo per l’intera Sardegna per chiedere a tutti i sardi di aiutare noi e la Regione in questo percorso di valorizzazione di una straordinaria risorsa che può rendere riconoscibile e importante la nostra Isola nel mondo».

«È importantissimo ambire al riconoscimento Unesco – sottolinea l’assessora Portas – ma non dimentichiamo che questo percorso è importante anche nel viaggio che stiamo compiendo, perché ogni passo fatto è ulteriore conoscenza e ricchezza per tutti i sardi, specie per i più giovani. Abbiamo davanti un progetto che mette in rete tanti operatori, la partecipazione di così tante Istituzioni e Associazioni ci fa capire che in Sardegna c’è grande interesse rispetto a questo tema e che possiamo fare tanto».

Riccardo Lo Re

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