Casa e città del futuro: tutte le sfide del settore immobiliare
Tutti i dati e le prospettive nel terzo report di Scenari Immobiliari e Investire SGR è stato presentato al 33°Forum di Rapallo
Per comprendere al meglio un mondo in evoluzione gli indicatori perfetti sono i numeri: 370 miliardi di euro di PIL, pari al 17% dell’economia nazionale, 2,3 milioni di occupati e un valore patrimoniale superiore a 6.600 miliardi di euro. Il settore immobiliare residenziale italiano con queste cifre è una delle colonne portanti dell’economia nazionale come emerge dal terzo Rapporto “La casa per la città del futuro”, realizzato da Scenari Immobiliari in collaborazione con Investire SGR. Lo studio offre una visione d’insieme di un comparto che ha bisogno di un supporto concreto della società e delle istituzioni politiche.
Stando alle previsioni il valore dell’industria immobiliare residenziale ha potenzialità di crescita fino a 520 miliardi di euro nel 2050 (+40%). Numeri che contribuirebbero alla creazione del 18,5% del PIL nazionale e a un aumento cdi occupati nel settore da 2,3 milioni a 3,05 milioni (+32,5%).
La casa nel mondo
Il valore complessivo degli immobili residenziali nel mondo ha oltrepassato la soglia dei 250mila miliardi di euro. L’Europa, con un decimo della popolazione globale, raccoglie il 25% di questo patrimonio con l’Italia tra i principali protagonisti grazie a un valore che si aggira oltre il 10% del valore immobiliare del continente. Basti pensare che degli oltre 135 miliardi di euro di fatturato nel nostro Paese circa 100 miliardi provengono direttamente dagli scambi di case. E non si è parlato dell’enorme filiera che coinvolge attori di livello: muratori, architetti, agenti immobiliari, property manager, manutentori, imprese artigiane, professionisti e operatori del settore arredo e design.
Il ruolo del real estate
Da questo punto di vista a trainare la crescita del settore è il real estate residenziale che rappresenta una componente strutturale dello sviluppo fisico, sociale ed economico del Paese. Secondo il report, oltre l’11% del PIL italiano è direttamente attribuibile a componenti dell’industria immobiliare residenziale diverse dalle compravendite, come servizi, manutenzioni, arredo e gestione.
Già, la ristrutturazione è un elemento centrale dato che il 65% degli edifici residenziali italiani è stato costruito prima dell’introduzione di norme moderne in materia di qualità edilizia, sicurezza sismica ed efficienza energetica. Eppure qualcosa è stato fatto: interventi di manutenzione e riqualificazione delle zone urbane consolidate hanno permesso il mantenimento di standard abitativi medio-alti, aumentando la spesa per manutenzioni e ristrutturazioni a tal punto da superare quella per nuove costruzioni.
Abitare oggi
La domanda abitativa si è rivoluzionata negli ultimi vent’anni: nuclei familiari più piccoli, aspirazioni abitative diversificate, maggiore attenzione a spazi di qualità, localizzazione strategica, flessibilità e sostenibilità.
Il punto cruciale dello sviluppo del settore nei prossimi decenni sarà in questo caso la gestione immobiliare. Al momento solo il 20% delle 35,7 milioni di abitazioni italiane è gestito formalmente da amministratori o operatori professionali, e meno del 7,2% è di proprietà di soggetti “non fisici”.
Le sfide di domani
Tuttavia, è proprio in questa porzione che si concentra l’evoluzione più dinamica e industrializzata dell’intera filiera. Ma affinché la casa possa continuare a essere considerata un diritto per i cittadini sarà fondamentale lavorare al disegno di un quadro normativo univoco, una pianificazione lungimirante e politiche pubbliche efficaci.
Riccardo Lo Re
[aps-counter]