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Abitare l’immagine: la mostra del nuorese Cristian Chironi a Torino

L’esposizione sarà aperto al pubblico fino all’1 febbraio nella Project Room di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia

Un pezzo di Sardegna in mostra a Torino. Stiamo parlando del nuorese  Cristian Chironi, protagonista dell’esposizione dal titolo Abitare l’immagine. Il percorso, allestito nella Project Room di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, offre una lettura del rapporto privilegiato tra fotografia e performance  nell’opera multidisciplinare dell’artista sardo. Curata da Giangavino Pazzola, la mostra include una selezione di lavori fotografici, installativi e video – alcuni dei quali totalmente inediti – che ripercorrono la ricerca dell’artista dagli esordi negli anni ‘90 fino ad oggi. Il racconto per immagini  sarà aperto al pubblico fino all’1 febbraio.

Di cosa tratta la mostra

Il fulcro di questa esposizione è rivolto alla sua pratica artistica. Un metodo che si serve della fotografia non tanto per immortalare l’azione del corpo in movimento, ma per rarccontare la complessità delle relazioni personali e della propria identità creando un immaginario di finzione che altera la percezione della realtà. Tutto ciò è ben visibile n progetti come Lina (2004) e Offside (2007) dove emergono delle strategie di costruzione dell’autoritratto, della messa in scena, della creazione dei personaggi e dell’ambientazione. Elementi centrali nella generazione del valore costruttivo ed espressivo delle immagini.

Il passo successivo arriva invece in lavori come DK (2009) o Cutter (2010). Nel primo progetto l’artista cerca di rubare l’aura delle sculture Antonio Canova da pubblicazioni e collezioni museali. Nel secondo, invece, rimuove porzioni di immagini attraverso l’intaglio di pagine di libri. A emergere non è solo un legame tra la sfera individuale e le culture globali. Con la progressiva scomparsa del corpo dell’artista dalla rappresentazione, la performance artistica in qualche modo registra un nuovo modo di abitare l’immagine che caratterizzerà gli anni a venire. In pratica lavorare sulle immagini presenti nei libri – e quindi sulla conoscenza del mondo che riaffiora osservandole – mette in discussione la sacralità dell’immagine  nel produrre memoria. Il viaggio si chiude con progetti più recenti come My house is a Le Corbusier (2015 – in corso) dove i linguaggi si intrecciano dalla fotografia al collage, dalla scultura al video e l’installazione. Come affermano i curatori, “la teatralizzazione della messa in scena lascia spazio a un gruppo di immagini dove il gesto non ha messaggi specifici ma, al contrario, apre alla quotidianità del mondo”, come nel caso dei Drive con l’auto 127 Camaleonte.

Riccardo Lo Re

Credits

  • 01.-Cristian-Chironi,-Offside,-2007-©Cristian-Chironi
  • 03.-Cristian-Chironi,-My-house-is-a-Le-Corbusier-(Studio-Apartment),-2015,-courtesy-l’artista-e-FLC-per-il-lavoro-di-Le-Corbusier
  • 08.-Cristian-Chironi,-Frame-da-Torino-Drive,-2024,-courtesy-Museo-Nazionale-dell’Automobile

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